Altro che vendoliani. Renzi deve puntare a quei 200 mila bersaniani. Con due mosse

Strappare 200 mila voti a Bersani si può. E’ alla portata di Renzi. E il voto del primo turno mostra tutta la fondatezza di questa previsione. Anzitutto oggettivamente: per Bersani hanno votato nei grandi centri urbani tanti “riformisti moderati” che, per mille ragioni, non si fidavano ancora di Renzi; la geografia del voto li rassicura definitivamente, poiché tantissimi “riformisti moderati” della fascia appenninica hanno già scelto Renzi al primo turno; esistono quindi tutte le condizioni potenziali per uno spostamento significativo di consensi da Bettola a Firenze. di Antonio Funiciello Leggi gli interventi di Pietrangelo Buttafuoco - Maurizio Crippa - Sofia Ventura
13 AGO 20
Immagine di Altro che vendoliani. Renzi deve puntare a quei 200 mila bersaniani. Con due mosse
Pubblichiamo il quarto di una serie di interventi sul tema "Renzi, cosa fare per rimontare". Altri seguiranno nel corso della giornata
Strappare 200 mila voti a Bersani si può. E’ alla portata di Renzi. E il voto del primo turno mostra tutta la fondatezza di questa previsione. Anzitutto oggettivamente: per Bersani hanno votato nei grandi centri urbani tanti “riformisti moderati” che, per mille ragioni, non si fidavano ancora di Renzi; la geografia del voto li rassicura definitivamente, poiché tantissimi “riformisti moderati” della fascia appenninica hanno già scelto Renzi al primo turno; esistono quindi tutte le condizioni potenziali per uno spostamento significativo di consensi da Bettola a Firenze (in fondo sono solo 274 chilometri, di cui 228 di autostrada…). C’è poi l’evoluzione soggettiva delle due candidature al ballottaggio a rafforzare la sensazione che molti “bersaniani” possano domenica diventare “renziani”: il segretario ha già stretto un patto con l’iperconservatore Vendola, che ne condizionerà l’orientamento futuro; il sindaco ha d’altro canto tenuto il punto del riformismo e può credibilmente motivare il cambio di preferenza sulla base della nuova caratterizzazione che vanno assumendo le due candidature.
Chi vuole cambiare col riformismo sta con Renzi. La credibilità riformista di Bersani è compromessa dall’abbraccio col Neruda di Terlizzi. Renzi, con la sua campagna, ha già conquistato tanti che, ci fossero state le primarie a settembre, avrebbero votato Bersani. E li ha conquistati perché ha parlato loro con schiettezza. I 200 mila bersaniani del primo turno che possono votare Renzi al secondo hanno come incubo peggiore il ritorno dell’Unione; hanno amato Veltroni, ma gli hanno sempre rimproverato l’accordo con Di Pietro; speravano in Bersani perché aveva vinto il congresso del 2009 negando che si sarebbe mai rinchiuso (e che mai li avrebbe rinchiusi) nella riserva indiana della sinistra. I 200 mila bersaniani in procinto di diventare “renziani” sono uomini e donne pragmatici, che sanno quanto sarà dura proseguire il lavoro del governo Monti; ma sono anche uomini e donne che credono nella gradualità delle riforme e nella serietà di chi s’impegna a perseguirle ad ogni prezzo. Sono uomini e donne che hanno un ribrezzo istintivo per la retorica della sinistra radicale: s’annoiano a guardare Santoro, ridacchiano se al ristorante il somelier insiste a roteare il calice come un lazo, preferiscono Montale a Pasolini. Renzi li può conquistare: con le sue proposte, con il suo sorriso.
di Antonio Funiciello (direttore LibertaEguale)